In questi giorni di emergenza sanitaria qualcuno ci chiede se può ridurre il contributo al mantenimento per i figli od il coniuge. La richiesta è dovuta ai minori redditi percepiti a causa della forzata inattività lavorativa, o della messa in cassa integrazione.

La risposta è NO.

Il decreto legge n. 18 del 17/03/2020 (c.d. decreto Cura Italia) tace su questo aspetto.

Ne consegue che, riducendo od omettendo del tutto il contributo al mantenimento, si rischia non solo di esporsi ad una situazione debitoria, ma che l’avente diritto all’assegno intraprenda una snella azione legale per il recupero delle somme dovute.

CONSEGUENZE PENALI

Si corrono rischi anche sul piano penale. La sottrazione all’obbligo di corrispondere ogni tipo di assegno dovuto in caso di separazione o divorzio può integrare il reato previsto dall’art. 570 bis del Codice Penale, punito con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

ACCORDO STRAGIUDIZIALE O RICORSO PER LA MODIFICA DELL’ASSEGNO

Se avete una contrazione dei redditi, dunque, il consiglio legale è di provare a chiedere una “tregua”, trovando un accordo stragiudiziale destinato a regolamentare il momento di crisi di liquidità.

Meglio affidarsi ad un avvocato familiarista. Motiverà le vostre ragioni con una lettera invitando a trovare l’accordo. Sarebbe poi raccomandabile che un tale accordo venisse inserito in un ricorso congiunto per la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Se dall’altra parte ci fosse un muro, e temete che la contrazione dei vostri redditi vi farà penare anche nei mesi a venire, allora il consiglio è di depositare un ricorso giudiziale per la modifica dell’assegno.

I tribunali non hanno sospeso questo tipo di procedimenti, quando sono connotati da urgenza, e si sono già organizzati per svolgere le udienze da remoto anche senza la presenza fisica degli avvocati e dei clienti.

E LE SPESE STRAORDINARIE?

Lo stesso discorso va fatto anche per le spese straordinarie.

L’emergenza Covid 19 non è un valido motivo per non rimborsare la propria quota al genitore che le ha anticipate, salvo trovare un accordo stragiudiziale sul punto o depositare un ricorso per la modifica delle condizioni.