Tuo marito è mancato. Vuoi chiedere all’INPS la pensione di reversibilità, ma ricevi una lettera dell’avvocato della sua ex moglie. Rivendica il diritto ad una parte della reversibilità. Ti innervosisci e vai dal tuo avvocato (scelta consigliata) perché risponda per le rime.

Purtroppo c’è poco da fare. La prima moglie ha ragione: la reversibilità spetta ad entrambe.

Cerchiamo di capire perché.

Diritto del coniuge superstite alla pensione di reversibilità

Il primo beneficiario della reversibilità è il coniuge superstite.

Non è l’unico se la rivendica anche l’ex coniuge divorziato.

Diritto dell’ex coniuge alla pensione di reversibilità

La legge sul divorzio (Legge 898/70) prevede il diritto del coniuge divorziato alla reversibilità anche se il defunto si è risposato ed il nuovo coniuge è in vita.

Più precisamente l’ex coniuge ha diritto ad una quota della pensione quando vi siano i seguenti presupposti:

  • sia titolare di un assegno di mantenimento (per sé stesso e non per i figli) stabilito nella sentenza divorzio
  • non sia convolato a nuove nozze
  • il rapporto lavorativo da cui trae origine la reversibilità sia iniziato prima della sentenza di divorzio

Come si divide la reversibilità tra ex coniuge e coniuge superstite

  • La durata dei matrimoni

A fare da scriminante è innanzitutto la durata dei rispettivi matrimoni.

L’articolo 9 della legge sul divorzio stabilisce che “qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza” di divorzio e sia titolare di assegno di divorzio.

Un esempio pratico. Se il primo matrimonio è durato 20 anni ed il secondo matrimonio è durato 10 anni, per un totale di 30 anni, la quota dell’ex coniuge sarà di 20/30 della pensione e quella del coniuge superstite sarà di 10/30.

Il criterio della durata non si applica però così rigidamente. Può essere, infatti, opportunamente corretto grazie ad altri elementi di valutazione, e cioè:

  • l’ammontare dell’assegno di divorzio riconosciuto all’ex coniuge

  • le condizioni economiche, e dunque lo stato di bisogno, dell’ex coniuge e di quello superstite

    Se, ad esempio, il primo coniuge versa in una brutta situazione economica rispetto al secondo, la quota di sua spettanza potrà essere maggiore rispetto a quella che verrebbe calcolata sulla base del solo criterio temporale.

  • l’eventuale periodo di convivenza prematrimoniale del coniuge superstite

Chi decide come si divide la pensione di reversibilità

In caso di contesa, l’INPS erogare la pensione secondo le rispettive quote solamente dopo una decisione del Tribunale competente.

Sarà dunque compito del Giudice stabilire a quanto ammonta la quota di ciascuno sulla base di tutti gli elementi sopra riportati.

Il ricorso necessita dell’assistenza da parte di un avvocato.

Se concorri con qualcun altro alla pensione di reversibilità e vuoi ottenere il massimo, contatta Avvocato Personale.