Se c’è contrasto tra i genitori sulla scelta del tipo di scuola, pubblica o privata, la questione può essere rimessa al Giudice mediante un ricorso.

E’ più frequente che un tale contrasto insorga quando i genitori si stanno separando o dopo che si sono separati.

Non è infrequente, però, che insorga anche quando non vi è separazione.

Il Giudice fisserà un’udienza ove ascolterà le ragioni dei genitori. Poi deciderà cercando di valutare al meglio le peculiarità del caso concreto.

Nove su dieci opterà per la scuola pubblica, secondo un principio generale di prevalenza della scuola pubblica su quella privata.

Perché la scuola pubblica viene preferita alla scuola privata?

  • E’ la scelta più neutra. Non rischia di orientare il minore verso determinate scelte educative o di orientamento culturale in generale.
  • Rappresenta la diretta espressione del diritto costituzionale all’istruzione previsto nell’art. 33, secondo comma, della Costituzione italiana.
  • E’ gratuita.
  • E’ universale. La scuola privata può imporre l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa), che i genitori possono non condividere

Quando è possibile iscrivere il figlio alla scuola privata in caso di contrasto?

Quando vi sono “evidenti controindicazioni” a studiare in una scuola pubblica.

Ed ancora. In presenza “elementi precisi e peculiari”, che rendano preferibile, nell’interesse del minore, la frequenza di una struttura diversa da quella pubblica.

Qualche esempio

  • Quando occorre garantire al figlio “continuità scolastica o didattica”.

Il figlio non deve fare le spese del conflitto tra i genitori. Se prima di separarsi i genitori sono stati d’accordo nel fargli intraprendere gli studi presso una scuola privata, allora si ritiene rispondente all’interesse del figlio che continui a studiare in quella scuola, quanto meno fino al termine del ciclo di studi già intrapreso. Perciò se il figlio ha già frequentato i primi due anni della scuola primaria in un istituto privato, sarà molto probabile che il Giudice decida che dovrà terminare la primaria in quello stesso istituto. E’ più tutelante per il figlio proseguire gli studi in un contesto a cui è già abituato, anziché fargli cambiare scuola.

  • Quando il figlio deve essere seguito da insegnanti che applicano un metodo necessario a sostenere specifiche e accertate “difficoltà di apprendimento, di socializzazione, di inserimento”.
  • Anche senza fragilità o difficoltà psicologiche del figlio, il Giudice potrebbe propendere per l’iscrizione alla scuola privata quando il genitore in disaccordo non si oppone tempestivamente.

Cosa succede se si iscrive il figlio alla scuola privata senza il consenso dell’altro genitore?

Ammesso che si riesca a farlo – la scuola dovrebbe richiedere il consenso di entrambi i genitori- la Cassazione ha stabilito che il genitore che abbia assunto arbitrariamente la decisione di iscrivere il minore ad una scuola privata, non avrà diritto a vedersi rimborsate integralmente le spese (Nel caso deciso dalla Cassazione, è stata esclusa la possibilità della madre, che non aveva interpellato il marito sulla scelta della scuola della figlia, di addebitare integralmente le spese scolastiche in capo al padre, nonostante l’accordo separativo prevedesse che quest’ultimo dovesse accollarsi per intero le spese scolastiche– sentenza 10174 del 2012).

La volontà del figlio conta qualcosa?

La legge garantisce al figlio che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore se capace di discernimento, il diritto di essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano.

Salvo che l’ascolto del minore sia in contrasto con il suo interesse o manifestamente superfluo, il Giudice vorrà sentirlo nell’ambito dei procedimenti dove devono essere adottati provvedimenti che lo interessano.

E’ dunque possibile che il figlio minore venga sentito anche sulla scelta della scuola.

La sua volontà, però, non sarà decisiva. Come si legge in alcuni interessanti provvedimenti del Tribunale di Milano “che l’opinione del minore nella scelta scolastica sia importante, ma non dirimente, si evince dalla non necessità del suo ascolto in sede di iscrizione, ritenendo l’ordinamento che tale scelta sia da rimettere ai genitori. Ciò in quanto l’immaturità del minore fa ritenere che lo stesso non abbia le necessarie categorie e conoscenze per valutare la qualità dell’offerta formativa, dell’impostazione didattica e culturale dei diversi istituti, capacità riconosciute dall’ordinamento scolastico ai soli genitori chiamati a sottoscrivere la scheda di iscrizione che non prevede la sottoscrizione del minore. Sono i soli genitori che assumono di fronte all’ordinamento e ai figli il compito e la responsabilità della scelta scolastica, senza che sia prevista l’espressione di una adesione del minore a tale scelta.”