FAQ: l’avvocato risponde2018-12-14T15:39:51+02:00

FAQ: l’avvocato risponde

Comprendiamo che ogni caso è personale. Noi di AvvocatoPersonale ti assicuriamo di avere un avvocato con la giusta esperienza e approccio per te, che ti guiderà in modo efficace durante il processo

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Comprendiamo che ogni caso è personale, ci assicuriamo di affidarti a un avvocato con il giusto approccio ed esperienza per te, che ti guiderà in modo efficiente attraverso il processo. Vogliamo farti sentire come se tu fossi il nostro unico cliente.

Con chi restano i figli quando i genitori si lasciano?2019-02-17T20:17:09+02:00

I figli generalmente restano nella casa familiare con il genitore i cui impegni lavorativi e personali sono meglio conciliabili con le loro esigenze (per lo più la madre). In tal caso l’altro genitore potrà vederli e tenerli con se’ per dei tempi determinati che variano a seconda delle circostanze specifiche dei singoli casi.
Questa però non è l’unica soluzione, si può infatti chiedere anche l’affidamento alternato per cui il bambino alloggia una settimana con il papà ed una settimana con la mamma, alternandosi nelle loro case.

Coppie che si separano e mantenimento dei loro figli: come funziona?2019-02-17T20:15:31+02:00

Indipendentemente dal fatto che restino insieme o che la coppia si sciolga, entrambi i genitori hanno sempre l’obbligo di mantenere, crescere ed educare i propri figli. Per cui, quando uno dei due va a vivere altrove, e quindi non provvede più a loro direttamente, comprando tutto ciò di cui hanno bisogno o accudendoli e rispondendo alle loro necessità personalmente), è necessario che contribuisca al loro mantenimento in modo indiretto, e cioè versando al genitore che è rimasto a vivere con loro una somma mensile. L’importo di questa somma dipende dai tempi di permanenza dei figli con ciascuno dei genitori, dalle loro necessità (è chiaro che un bambino di pochi anni richiede meno spese di un adolescente) e dalla disponibilità economica dei genitori.

Cosa cambia se i genitori non sono sposati ma erano solo conviventi?2019-02-17T20:14:40+02:00

Ai fini della regolamentazione delle modalità di affidamento e della determinazione del contributo al mantenimento dei figli, che i genitori fossero sposati o solo conviventi, non cambia assolutamente nulla. Tutti i figli, infatti, hanno gli stessi diritti nei confronti dei propri genitori, sia che siano legittimi sia che siano naturali. Pertanto, se tra genitori che erano conviventi non c’è accordo riguardo ai figli, ciascuno di loro, esattamente come farebbe chi intende separarsi o divorziare, può rivolgersi al Tribunale.

Che differenze ci sono tra affido condiviso ed esclusivo?2019-02-17T20:12:35+02:00

Quando due genitori che si lasciano si rivolgono al Tribunale (anche) per regolamentare il cosiddetto affido dei propri figli, di regola viene disposto l’affido condiviso. Ciò significa che nonostante i figli generalmente restino in via prevalente con uno genitore e frequentino l’altro per tempi delimitati, le decisioni che li riguardano comunque continuano ad essere concordate da entrambi i genitori.
Solo in casi eccezionali, invece, viene disposto l’affidamento esclusivo dei figli ad uno solo dei genitori. Ciò non comporta automaticamente che uno dei due non possa più vederli, ma che la responsabilità genitoriale viene concentrata nel solo genitore collocatario, così che l’altro ha diritto di essere coinvolto solo nelle decisioni di maggior interesse per il figlio.

In quali casi viene disposto l’affido esclusivo ad uno solo dei genitori?2019-02-17T20:12:23+02:00

Si tratta di casi eccezionali, ad esempio:
– quando il figlio mostra una forte e persistente avversione all’altro genitore e rifiuti anche solo di incontrarlo;
– quando uno dei genitori ha usato violenza nei confronti dell’altro alla presenza dei figli;
– quando uno dei genitori disattende sistematicamente le modalità di visita stabilite dal Tribunale al fine di creare distacco tra l’altro genitore e il figlio, dimostrando così di non essere in grado di tutelare il suo diritto ad avere un significativo ed equilibrato rapporto con entrambi i genitori (il così detto diritto alla bigenitorialità)

Posso presentare il mio nuovo partner a mio figlio?2019-02-17T20:08:32+02:00

E’ legittimo che una persona divorziata o separata possa convivere con il suo nuovo compagno, così come è legittimo che lo presenti ai propri figli. L’altro genitore potrà eventualmente opporsi solo qualora ciò comporti un comprovato pregiudizio per il minore. La cosa può però avere riflessi sull’assegnazione della casa familiare e sull’assegno di mantenimento.

Come posso far ereditare la mia casa al mio compagno gay?2018-12-17T09:51:25+02:00

L’unica cosa che puoi fare è chiedergli di sposarti! O meglio, di contrarre un’unione civile. Finchè rimanete meri conviventi, lui non eredita da te e tu non erediti da lui. Se, invece, decidete di convolare a nozze, l’uno diventa erede dell’altro. Se poi, oltre a tuo marito, dovessi avere anche dei parenti stretti (figli, genitori, fratelli) anche loro erediterebbero la tua casa insieme a lui, ma a lui spetterebbe il diritto di abitarla e nessuno potrebbe mandarlo via.
Avvocato Personale valuterebbe quali e quanti sarebbero i tuoi eredi, e potrebbe consigliarti di fare un testamento ad hoc per tutelare maggiormente tuo marito.
Non vuoi unirti, ma ci tieni che il tuo compagno? Anche in questo caso Avvocato Personale ti consiglierebbe di fare testamento disponendo in suo favore della cosiddetta quota disponibile.

Cosa fare quando il testamento non è equo?2018-12-17T09:52:06+02:00

Intanto tieni a mente che un testamento imparziale rimane valido ed efficace finchè non decidi di opporti ad esso in Tribunale. Se, dunque, tuo padre ha lasciato tutto a tuo fratello, per avere la tua parte dovrai andare dal Giudice. Avvocato Personale valuterebbe innanzitutto se è vero che il testamento è stato fatto a tuo discapito (magari tuo padre, finchè era in vita, ti ha lasciato una casa, e nel testamento lascia l’unico immobile a tuo fratello: in tal caso potrebbe aver pareggiato le vostre situazioni). Inviterebbe, poi, tuo fratello a darti ciò che ti spetta in via amichevole, in modo da evitarti una causa giudiziaria che sarebbe lunga e costosa.

Quando è opportuno chiedere la divisione della comunione ereditaria?2018-12-17T09:52:51+02:00

Non sei obbligato a restare in comunione ereditaria, e puoi chiedere in ogni momento lo scioglimento. L’importante è che cerchi di farlo trovando un accordo con gli altri eredi. Rivolgersi al Tribunale per ottenere la divisione dei beni ereditari vuol dire, infatti, dover affrontare un procedimento molto lungo e dispendioso.
Se, ad esempio, hai ricevuto in eredità una casa insieme ai tuoi fratelli, ma il tuo diritto risulta limitato nel suo esercizio da quello degli altri, Avvocato Personale ti consiglierebbe di proporre agli altri la divisione del bene mediante un accordo. Valuterebbe, innanzitutto, se l’immobile possa essere materialmente diviso in tante parte quanti sono gli eredi. Se ciò non fosse possibile, valuterebbe l’eventuale interesse tuo o di uno dei tuoi fratelli a tenersi la casa e a liquidare gli altri. Se, infine, non si riuscisse a trovare un accordo sull’assegnazione, allora vi consiglierebbe di mettetela in vendita tramite agenzia immobiliare per poi suddividere il ricavato tra di voi. Se non vi fosse accordo nemmeno su questo perché uno di voi non vuole venderla, allora non rimarrà altra strada che quella del Giudice, ma prima dovrebbe promuovere la cosiddetta mediazione obbligatoria, e cioè l’ultimo tentativo di farvi raggiungere un accordo prima di bussare alle porte del Tribunale.

Ereditare è sempre vantaggioso? …si ereditano anche i debiti?2018-12-17T09:53:37+02:00

Proprio così, si ereditano anche i debiti. Attenzione, quindi ad accettare ad occhi chiusi un’eredità, o a compiere direttamente atti di disposizione dei beni del defunto finchè non si è abbastanza certi che non abbia lasciato più debiti che altro, ad esempio per prestiti personali o nei confronti dell’erario. Per questi debiti, infatti, gli eredi rispondono in base alla quota ereditaria non solo con quanto ricevono dall’eredità, ma anche con il loro patrimonio personale. Se hai il sospetto che il tuo caro abbia lasciato alcuni debiti, ma hai bisogno di tempo per fare accertarlo, ed intanto devi compiere alcuni atti di disposizione dei beni ricevuti in eredità (ad esempio la casetta ereditata deve essere venduta perché c’è già chi è interessato al suo acquisto), valuta di accettare l’eredità con il cosiddetto beneficio d’inventario e ricorda che la famosa “denuncia di successione” è un mero adempimento a fini fiscali che non comporta alcuna accettazione.

Come posso dare continuità alla mia azienda evitando che sia divisa in tante parti?2018-12-17T09:54:30+02:00

Tra gli strumenti giuridici offerti dal nostro ordinamento per dare continuità alle imprese a carattere famigliare, vi è il “patto di famiglia”, un contratto che dà ad un imprenditore la possibilità di gestire il passaggio generazionale della propria impresa finchè è in vita, senza che, nel momento fatidico, possano esservi contestazioni in sede di eredità.
Se hai un figlio che sai già non sarà in grado di portare avanti la tua impresa con capacità e serietà, e vorresti che fosse l’altro figlio a prenderne le redini quando non ci sarai più, questo strumento ti permette di trasferire a quest’ultimo sin d’ora l’azienda o le quote di partecipazione al capitale della società di famiglia, senza che alla tua morte insorgano guerre fratricide tra i tuoi figli.
Il contratto, che dovrà essere fatto da un notaio, richiede la partecipazione di tutti i soggetti che sarebbero eredi se, al momento della sua sottoscrizione, dovesse già aprirsi la tua successione. Ad esempio, se sei sposato, sarà necessaria la partecipazione del coniuge. Il figlio a cui intendi trasferire l’azienda di famiglia o la quota societaria dovrà liquidare gli altri partecipanti il valore corrispondente alle quote loro spettanti se dovessero succedere nella tua eredità, ma è anche possibile che rinuncino a tale diritto.
Si tratta di un’operazione sicuramente complessa, che coinvolge competenze giuridiche, fiscali e tributarie, e che comporta il coinvolgimento di più professionisti, ma che potrebbe aiutarti concretamente a garantire quella continuità e quella serietà che auspichi per l’impresa di famiglia che hai creato con tanta fatica.

Come posso proteggere l’azienda di famiglia dopo la mia morte?2018-12-17T09:54:58+02:00

Molte imprese familiari sono costrette a cessare la loro attività per problemi legati alla successione in azienda: ciò avviene a causa della mancata preparazione a tale evento. Con la costituzione di un Trust è possibile programmare il passaggio generazionale nell’azienda ed assicurare continuità di gestione. Tale istituto può rivelarsi utile in vari casi, come, ad esempio quando hai già individuato un possibile successore nella gestione dell’azienda per quando non ci sarai più, ma bisogna definire le condizioni, le modalità ed i tempi del passaggio dell’azienda, od ancora quando colui che vorresti che succeda nella sua gestione è ancora minore di età, oppure ci sono più persone che succederanno ed hai il timore che se non dovessero andare d’accordo ostacolerebbero o paralizzerebbero l’andamento dell’azienda.

Il mio convivente avrà diritto all’eredità e al TFR quando sarò morto?2018-12-17T09:55:58+02:00

I conviventi non hanno alcun diritto successorio l’uno nei confronti dell’altro, né alcun diritto ad una quota del TFR. E’ però possibile, facendo testamento, che una parte delle proprie sostanze vada in favore del convivente.

Eredito anche con la separazione o il divorzio2018-12-17T09:56:30+02:00

Essere separati significa essere ancora marito e moglie perché è solo con il divorzio che cessa il rapporto di coniugio che è il presupposto per godere dei diritti successori nei confronti del coniuge.
Nel periodo di separazione, quindi, si è eredi l’uno dell’altro.
Vi è solo un’eccezione a questa regola, che si verifica quando il coniuge superstite, che dovrebbe ereditare, ha subito il cosiddetto addebito della separazione, il che significa che il Tribunale ha accertato e dichiarato che è stato lui la causa della fine del matrimonio. In tal caso egli non avrà diritto alla successione dell’altro.
Dopo il divorzio non si è più eredi l’uno dell’altro, ma il coniuge a cui è stato eventualmente riconosciuto un assegno di divorzio a carico dell’altro, nel caso di morte di quest’ultimo potrà chiedere ai suoi eredi di riconoscergli un assegno a carico dell’eredità.

Mio padre ha lasciato tutto a mio fratello! Cosa posso fare?2018-12-17T09:57:30+02:00

Con il testamento un genitore non può lasciare tutto ad un figlio a discapito dell’altro. Ci sono, infatti, dei parenti, cosiddetti “legittimari”, che non possono essere esclusi, con il testamento, dall’eredità. Tra questi vi sono i figli, tutti i figli. Se una persona dispone con il testamento che tutti i propri beni vadano ad un unico figlio, l’altro figlio o gli altri figli avranno il diritto di rivendicare la loro quota di eredità. Nel tuo caso, sarebbe meglio che riuscissi a convincere in via bonaria tuo fratello, che ha ricevuto tutta l’eredità, a concederti la tua parte; è più semplice e veloce trovare un accordo che fare causa. Tuttavia, se accordarti con tuo fratello fosse impossibile, non ti resterà che rivolgerti al Tribunale facendo valere la lesione subita, ma devi sapere che nel frattempo, e per tutta la durata della causa, il testamento sarà pienamente valido ed efficace così com’è, quindi tuo fratello potrà disporre a suo piacimento di tutta l’eredità.
Tieni in mente che la situazione potrebbe essere diversa se tu padre, durante la propria vita, avesse già fatto in tuo favore delle donazioni che hanno sfavorito tuo fratello. In tal caso potresti non avere diritto ad alcuna quota ereditaria.

Il mio ex ha chiesto l’affido congiunto ma non fa nulla per il bambino2018-12-17T09:58:11+02:00

L’affidamento congiunto o condiviso è la regola in tutti i procedimenti di separazione/divorzio o regolamentazione dei rapporti tra genitori non sposati. Viene quindi concesso a chiunque lo chieda, e negato solamente in casi molto rari, quando potrebbe essere di gravissimo pregiudizio per il figlio essere affidato ad entrambi i genitori. C’è anche un altro caso in cui sempre più i nostri Giudici tolgono l’affidamento ad un genitore e lo danno solo all’altro, è cioè quando dimostra sostanziale disinteresse per le esigenze di cura, di istruzione e di educazione del figlio. Nel tuo caso, quindi, il tuo ex dovrebbe essere invitato bonariamente da un legale a prendersi cura di vostro figlio, ma se una semplice lettera non dovesse avere alcun effetto, occorrerà rivolgersi al Tribunale per ottenere l’affidamento in via esclusiva. Magari, prima di fare una richiesta così importante, si può chiedere che il Tribunale ammonisca il tuo ex a prendersi cura del figlio, od anche che lo condanni a risarcire il danno che con il suo disinteresse sta causando a te e a vostro figlio.

Nessuno mi tiene il bambino e non posso andare a lavorare2018-12-17T09:59:07+02:00

Non deve essere solo un problema tuo, ma anche dell’altro genitore, che evidentemente, se poni questa domanda, non ti sta venendo incontro in nessun modo. Due sono le cose: o l’altro genitore ti mette nella condizione di poter andare a lavorare perché tiene lui vostro figlio o si organizza perché lo tenga qualcuno di sua fiducia (i nonni, gli zii, una baby sitter, il nido se è molto piccolo), oppure ti aiuta economicamente perché sia tu a pagare una baby sitter o il nido, anche con un aumento del contributo al mantenimento che magari sta già pagando. Le strade da intraprendere per far valere questi tuoi diritti e costringere l’altro genitore sono diverse a seconda della tua situazione con l’altro genitore, sposati, separati di fatto, separati o divorziati, non sposati e comunque divisi.

Sono da sola a prendermi cura di nostro figlio, lui non vuole riconoscere il bambino2018-12-17T10:00:47+02:00

Il padre deve prendersi le sue responsabilità tra cui quella di contribuire a mantenere vostro figlio. Se non vuole riconoscerlo spontaneamente, il Tribunale lo farà al posto suo, all’esito di un procedimento che dovrai incardinare per ottenere il riconoscimento giudiziale della paternità, nel quale il padre verrà invitato a fare il test del d.n.a. Se rifiuterà anche di sottoporsi al test, che altro non è che un prelievo del sangue, il suo rifiuto potrebbe costargli comunque il riconoscimento della paternità, quindi gli converrà farlo spontaneamente. Una volta che il Tribunale lo avrà riconosciuto ufficialmente padre di vostro figlio, non potrà più sottrarsi ai propri doveri non solo per il futuro, ma anche per ciò che non ha dato a vostro figlio sin dalla nascita.

È obbligatorio stipulare un contratto di convivenza?2018-12-17T10:02:31+02:00

Non è obbligatorio ma in alcuni casi può essere caldamente consigliabile. Ad esempio solo se la coppia ha firmato il contratto di convivenza, indicando:

  • la residenza,
  • le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune
  • e optando per il regime patrimoniale della comunione dei beni

il convivente che ha a suo carico l’altro avrà diritto agli assegni per il nucleo familiare (ANF) erogati dall’INPS.

Come si scioglie il contratto di convivenza?2018-12-17T10:03:19+02:00

Il contratto può in ogni momento risolversi:

  • sia consensualmente, mediante la sottoscrizione da parte di entrambi i conviventi di un atto scritto autenticato da un notaio o da un avvocato,
  • che per recesso di una sola delle parti, che dovrà rivolgersi ad un notaio o ad un avvocato.

In questo caso il convivente che abiti nella casa di proprietà di quello che vuole interrompere la convivenza avrà 90 giorni per trovare un’altra sistemazione ed andarsene.

  • Il contratto cessa anche se uno dei due partner si sposa, contrae unione civile o muore.
Il contratto di convivenza può essere modificato?2018-12-17T10:05:08+02:00

Il contratto di convivenza può essere modificato in qualsiasi momento, sempre mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata trasmesso al comune di residenza

Come si stipula il contratto di convivenza?2018-12-17T10:05:51+02:00

Il contratto di convivenza deve avere necessariamente la forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, i quali devono attestarne la conformità alle norme e all’ordine pubblico. Inoltre il notaio o l’avvocato che hanno autenticato l’atto, devono trasmetterne una copia al Comune di residenza dei conviventi, al fine dell’iscrizione nei registri dell’anagrafe, nei quali è registrata la convivenza. Il costo della redazione del contratto varia a seconda del numero e della complessità dei rapporti che si vuole vadano a regolamentare.

Cosa sono i contratti di convivenza?2018-12-17T10:06:35+02:00

Sono accordi con cui la coppia può regolamentare i propri rapporti patrimoniali, anche per il caso dell’eventuale cessazione della convivenza, ed alcuni aspetti di quelli personali. Ad esempio i partner possono disciplinare la misura e modalità di partecipazione di ciascuno alle spese comuni, optare per il regime di comunione dei beni, prevedere la reciproca designazione ad amministratore di sostegno dell’altro.

Leggi: Come si stipula il contratto di convivenza?

In caso di morte del convivente che era proprietario della casa, che diritti ha il convivente superstite?2018-12-17T10:07:14+02:00

Il convivente superstite non eredita nulla, ma può rimanere a vivere nella casa che era dell’altro per un periodo minimo di 2 anni, o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore ai due anni, fino al massimo di 5 anni. Questo periodo sale a non meno di 3 anni se con il convivente superstite coabitano nella casa figli minori o disabili suoi (e cioè di lui soltanto). Il diritto di continuare ad abitare nella casa viene meno qualora smetta di occuparla stabilmente, si sposi, costituisca un’unione civile o inizi una nuova convivenza di fatto. Se i due erano già divisi e il convivente superstite già aveva avuto l’assegnazione della casa perché è a lui che erano stati affidati i figli, allora vi rimarrà fin tanto che questi non saranno diventati grandi e autonomi.

Cosa succede se uno dei conviventi muore?2018-12-17T10:07:26+02:00

Se un convivente muore per un incidente sul lavoro o per un altro fatto illecito, l’altro può chiedere di avere lo stesso risarcimento che gli sarebbe spettato se fossero stati sposati. Un convivente però, a meno che l’altro non lo abbia stabilito con un testamento valido, non è erede dell’altro, nè ha diritto di chiedere all’INPS la pensione di reversibilità. Ha solo il diritto di rimanere a vivere nella casa familiare che era di proprietà dell’altro per un limitato periodo di tempo che varia a seconda della presenza o meno di figli ed in base alla durata delle convivenza.

Che diritti hanno sulla casa in cui vivono insieme i conviventi che decidano di separarsi?2018-12-14T17:05:55+02:00

Se la casa è di proprietà di uno solo dei due, e se non ci sono figli, l’altro avrà il diritto di rimanerci soltanto per un periodo di 90 giorni, per così dire di preavviso, e poi dovrà trasferirsi altrove.
Se invece ci sono dei figli, proprio come nel caso delle coppie che si sono sposate, nella casa rimarrà insieme ai figli il genitore a cui verranno affidati, indipendentemente dal fatto che sia l’altro ad esserne il proprietario o che sia intestata ad entrambi.

Che differenza c’è tra essere sposati ed essere semplicemente conviventi?2018-12-17T09:32:02+02:00

Per i conviventi non sono previsti tutti i diritti ed i doveri che spettano ai coniugi conviventi, ma solo alcuni di essi. Ad esempio non è previsto il diritto-dovere di fedeltà, per cui il convivente non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo per essere stato tradito dal compagno. Inoltre i conviventi non sono eredi l’uno dell’altro per cui, a meno che non lo abbiano stabilito con un valido testamento, alla loro morte i rispettivi beni non saranno tramandati all’altro, e nemmeno avranno diritto alla pensione di reversibilità. In caso di rottura della coppia nessuno dei due potrà pretendere dall’altro alcun assegno di mantenimento, ma solo un minimo contributo per le esigenze di vita primarie, i c.d. alimenti, e soltanto se verserà in stato di indigenza. In ultimo, con la sola convivenza i partner restano in separazione dei beni e se decidono di instaurare il regime della comunione legale dei beni devono espressamente stabilirlo con un contratto di convivenza.

Quando hai bisogno di un avvocato?

Sebbene la risposta dipenda dalla tua situazione e dalle tue particolari circostanze, è generalmente utile consultarne uno prima di prendere decisioni che potrebbero avere implicazioni legali.
Alcune persone aspettano che qualcosa vada storto per consultarsi con un avvocato, ma nella società litigiosa di oggi, questa non è l’idea più intelligente.

Quali sono i diritti di due conviventi?2018-12-17T09:33:07+02:00

A titolo esemplificativo, in caso di ricovero hanno reciproco diritto di visita e di accesso ai dati sanitari dell’altro, inoltre hanno diritto al permesso retribuito nei casi previsti dalla legge 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate); un convivente può anche autorizzare l’altro a prendere per lui decisioni su eventuali trattamenti sanitari nel caso di malattia o sulla eventuale donazione dei sui organi nel caso di morte.

È obbligatorio dichiarare di essere una coppia convivente?2018-12-17T09:33:44+02:00

No, ciascuna coppia potrà decidere se registrare o meno la propria convivenza. La dichiarazione al comune, però, è prova del legame e può dunque essere utile nel caso si vogliano far valere determinati diritti.

Che differenza c’è tra convivenza formalizzata e non formalizzata?2018-12-17T09:34:31+02:00

I conviventi che registrano il loro rapporto acquisiscono automaticamente alcuni diritti e doveri che fino al 2016 erano riconosciuti alle sole coppie sposate. Chi non ha fatto alcuna dichiarazione al comune, invece, per ottenere il riconoscimento di tali diritti dovrà dare prova con altri mezzi del proprio legame con il partner.

E se la convivenza è iniziata prima, ma la registrazione viene fatta dopo?

Si può comunque provare che è iniziata in data diversa rispetto alle dichiarazioni all’anagrafe.

Cosa si intende per convivenza di fatto?2018-12-17T09:35:39+02:00

E’ l’unione stabile tra due persone unite da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale (ossia che si comportano fra loro e nei confronti degli altri come se fossero sposati o legati da un’unione civile). Non ha importanza se si tratta di una coppia omosessuale o eterosessuale. L’unico requisito richiesto è che i partner non devono essere vincolati da matrimonio o unione civile – per cui non sono considerate convivenze di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal coniuge ma non divorziato – né da rapporti di parentela fra loro.

Con lo scioglimento dell’unione una delle parti può essere tenuta a corrispondere un assegno mensile all’altra?2018-12-14T17:17:58+02:00

Esattamente come nello scioglimento del matrimonio tra uomo e donna, il tribunale può disporre l’obbligo a carico di un partner di somministrare periodicamente un assegno a favore dell’altro quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Come si scioglie l’unione civile?2018-12-14T17:19:06+02:00

A differenza del matrimonio si può chiedere direttamente il divorzio senza farlo precedere dalla separazione. Basterà che anche uno solo dei due partner dichiari all’Ufficiale dello Stato Civile la propria volontà di sciogliere l’unione. Dopo tre mesi da questa comunicazione potrà chiedere il divorzio (che potrà essere giudiziale, tramite negoziazione assistita con l’intervento di due avvocati o attraverso un accordo sottoscritto davanti all’Ufficiale dello Stato Civile)

Con l’unione civile i partner assumono lo stesso cognome?2018-12-14T17:20:06+02:00

Con una dichiarazione all’Ufficiale dello Stato Civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. Si può anche decidere di anteporre o posporre al cognome comune quello proprio.

Quali sono i diritti e doveri di chi si è unito civilmente al partner?2018-12-14T17:21:18+02:00

I diritti e i doveri delle parti dell’unione civile sono sostanzialmente coincidenti con quelli stabiliti per il matrimonio. Ad esempio in caso di morte di una delle parti l’altra è sua erede per la stessa quota che spetterebbe al coniuge sposato, ha inoltre diritto alla pensione di reversibilità ed al TFR. In caso di malattia e ricovero di uno, l’altro potrà ottenere un permesso retribuito per assisterlo

Come inizia l’unione civile?2018-12-14T17:22:26+02:00

A differenza del matrimonio non ci sono pubblicazioni. L’unione civile si costituisce attraverso una dichiarazione di fronte all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune in presenza di due testimoni. L’ufficiale dello Stato Civile compila un certificato che verrà registrato nell’archivio dello Stato Civile con i dati anagrafici delle parti, la loro residenza ed il regime patrimoniale che hanno prescelto (separazione o comunione dei beni), oltre ai dati anagrafici dei due testimoni.

Cosa si intende per famiglia anagrafica?2018-12-17T09:16:53+02:00

Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legale da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincolo affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica Può essere costituita da una sola persona.

Elenco documenti da allegare al ricorso per il divorzio giudiziale2018-12-14T17:31:47+02:00
  • atto integrale di matrimonio si richiede presso lo Stato civile del Comune ove è stato celebrato il Matrimonio
  • certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi non è possibile utilizzare l’autocertificazione
  • Modello 730, Unico e, solo in mancanza di entrambi, CUD dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni del coniuge che propone il ricorso
  • va inoltre allegato un contributo unificato del valore di € 98,00
  • copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati (si richiede presso le cancellerie civili del Tribunale che ha deciso la separazione)
  • i certificati devono essere richiesti in carta libera (ai sensi dell’art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74) ad uso separazione o divorzio, sono esenti da imposta di bollo (salvo eventuali diritti di segreteria, di norma pochi centesimi di euro) ed hanno validità di mesi sei. Dopo il conferimento dell’incarico può essere il nostro studio a farne richiesta per voi presso i competenti uffici dei certificati e del decreto di omologa o della sentenza di separazione.
  • ovviamente si tratta dei documenti “minimi” e sarà necessario allegare tutti gli altri documenti che dovessero risultare utili a rappresentare davanti al Tribunale la specifica situazione personale delle parti
Elenco documenti da allegare al ricorso per il divorzio consensuale2018-12-14T17:34:53+02:00
  • atto integrale di matrimonio si richiede presso lo Stato civile del Comune ove è stato celebrato il Matrimonio
  • certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi non è possibile utilizzare l’autocertificazione
  • dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi (Modello 730, Unico e, solo in mancanza di entrambi, CUD)
  • va inoltre allegato un contributo unificato del valore di € 43,00
  • copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati. Si richiede presso le cancellerie civili del Tribunale che ha deciso la separazione
  • i certificati devono essere richiesti in carta libera, ai sensi dell’art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74, ad uso separazione o divorzio, sono esenti da imposta di bollo (salvo eventuali diritti di segreteria, di norma pochi centesimi di euro) ed hanno validità di mesi sei. Dopo il conferimento dell’incarico può essere il nostro studio a farne richiesta per voi presso i competenti uffici dei certificati e del decreto di omologa o della sentenza di separazione.
  • ovviamente si tratta dei documenti “minimi” e sarà necessario allegare tutti gli altri documenti che dovessero risultare utili a rappresentare davanti al Tribunale la specifica situazione personale delle parti
Elenco documenti da allegare al ricorso per la separazione giudiziale2018-12-14T17:36:29+02:00
  • atto integrale di matrimonio si richiede presso lo Stato civile del Comune ove è stato celebrato il Matrimonio
  • certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi non è possibile utilizzare l’autocertificazione
  • Modello 730, Unico e, solo in mancanza di entrambi, CUD dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni del coniuge che propone il ricorso
  • va inoltre allegato un contributo unificato del valore di € 98,00
  • i certificati devono essere richiesti in carta libera (ai sensi dell’art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74) ad uso separazione o divorzio, sono esenti da imposta di bollo (salvo eventuali diritti di segreteria, di norma pochi centesimi di euro) ed hanno validità di mesi sei. Dopo il conferimento dell’incarico può essere il nostro studio a farne richiesta per voi presso i competenti uffici
  • ovviamente si tratta dei documenti “minimi” e sarà necessario allegare tutti gli altri documenti che dovessero risultare utili a rappresentare davanti al Tribunale la specifica situazione personale del ricorrente o dell’altro coniuge
Elenco documenti da allegare al ricorso per la separazione consensuale2018-12-14T17:38:11+02:00
  • atto integrale di matrimonio, si richiede presso lo Stato civile del Comune ove è stato celebrato il Matrimonio)
  • certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi (non è possibile utilizzare l’autocertificazione)
  • modello 730, Unico e, solo in mancanza di entrambi, CUD dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi
  • va inoltre allegato un contributo unificato del valore di € 43,00
  • i certificati devono essere richiesti in carta libera, ai sensi dell’art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74, ad uso separazione o divorzio, sono esenti da imposta di bollo (salvo eventuali diritti di segreteria, di norma pochi centesimi di euro) ed hanno validità di mesi sei. Dopo il conferimento dell’incarico può essere il nostro studio a farne richiesta per voi presso i competenti uffici
  • ovviamente si tratta dei documenti “minimi” e sarà necessario allegare tutti gli altri documenti che dovessero risultare utili a rappresentare davanti al Tribunale la specifica situazione personale delle parti
Se sono separato/a posso convivere con il mio nuovo compagno/a?2018-12-17T09:19:29+02:00

Sì, è legittimo che una persona separata possa convivere con il suo nuovo compagno, così come è legittimo che lo presenti ai propri figli. L’altro genitore potrà eventualmente opporsi solo qualora ciò comporti un comprovato pregiudizio per il minore. La cosa può però avere riflessi sull’assegnazione della casa familiare e sull’assegno di mantenimento.

Dopo la separazione / il divorzio la mia situazione economica è peggiorata, cosa posso fare?2018-12-17T09:27:31+02:00

Se al momento della separazione o del divorzio si era stabilito a tuo carico l’obbligo di pagare degli assegni di mantenimento alti perché all’epoca guadagnavi molto, ma ora sei in crisi economica, oppure i tuoi redditi sono rimasti inalterati ma, ad esempio, adesso con questi stessi devi mantenere anche i figli nati dalla tua nuova relazione, potrai chiedere al Tribunale di rivedere gli obblighi a tuo carico.

Quando si è obbligati a pagare l’assegno di mantenimento all’ex?2018-12-17T09:29:53+02:00

I presupposti ed i parametri dell’assegno di mantenimento nella separazione non sono esattamente quelli dell’assegno di divorzio. In via generale si può comunque affermare che chi si separa o divorzia può essere chiamato ad aiutare economicamente l’altro quando questo non è autonomo, magari perché è di età avanzata e negli anni di matrimonio, per scelta comune, non ha coltivato alcuna esperienza professionale.

Come funziona il mantenimento dei figli con la separazione o il divorzio?2018-12-17T09:31:12+02:00

Indipendentemente dal fatto che restino uniti o che la loro unione finisca, i genitori hanno sempre l’obbligo di mantenere, crescere ed educare i propri figli. Quando uno dei due va a vivere altrove, e non può quindi provvedere a loro in modo diretto, comprandogli ciò di cui hanno bisogno o rispondendo alle loro necessità personalmente, è allora necessario che provveda in modo indiretto, versando al genitore che è rimasto a vivere con i bambini una somma mensile. L’importo dell’assegno di mantenimento è proporzionata alle rispettive risorse economiche dei genitori e dipende dai tempi di permanenza dei figli con ciascuno di loro e dalle loro necessità (è chiaro infatti che un bambino che frequenta la scuola elementare richiede meno spese di un adolescente).

Con chi restano i figli?2018-12-17T09:37:42+02:00

I figli di regola restano nella casa familiare con il genitore i cui impegni lavorativi e personali sono meglio conciliabili con le esigenze quotidiane dei bambini. Questa però non è l’unica soluzione, si può infatti chiedere anche l’affidamento alternato, per cui il bambino alloggia una settimana con il papà ed una settimana con la mamma, alternandosi nelle loro case.

Chi resta nella casa famigliare e chi deve andare via?2018-12-17T09:38:52+02:00

Se ci sono dei figli generalmente un genitore continua a convivere con loro, mentre l’altro si trasferisce altrove. Quindi, indipendentemente da chi è il proprietario della casa, è il genitore a cui verranno affidati i bambini che rimarrà con loro nella casa familiare, mentre l’altro dovrà trasferirsi altrove e far visita o tenere con sé i figli in tempi più o meno determinati.
Pertanto sono le decisioni sull’affidamento dei figli che determinano chi rimane in casa e chi se ne va.
Invece se la coppia non ha avuto figli, nel caso in cui la casa sia di proprietà di uno dei due ci rimarrà questo, mentre nel caso in cui sia di proprietà di entrambi o si trovano degli accordi (ad esempio per cui uno compra dall’altro la sua quota) oppure si chiede al Tribunale la divisione della comunione immobiliare.

Mio marito/mia moglie può opporsi?2018-12-17T09:41:10+02:00

No, nessuno può opporsi, è sufficiente che sia solo uno dei due coniugi a volersi separare dall’altro, e a voler poi divorziare, perché il Tribunale accolga la sua domanda.

Che differenza c’è tra procedura consensuale e procedura giudiziale?2018-12-17T09:42:35+02:00

Nella separazione e nel divorzio consensuale marito e moglie condividono la scelta di dividersi e concordano anche su come chiudere i loro rapporti e riorganizzare la propria vita, per tanto si rivolgono insieme al Tribunale in sostanza chiedendo che si prenda atto della loro volontà.
Nella separazione e nel divorzio giudiziale, invece, marito e moglie sono parti contrapposte di un vero e proprio processo in cui si scontrano davanti al Giudice su vari profili, ad esempio sulla misura dell’assegno di mantenimento p sui tempi di permanenza dei figli con ciascuno dei genitori. Non dirado accade che dopo degli iniziali contrasti marito e moglie, aiutati dai loro avvocati o anche da altre figure, come quella del mediatore familiare, riescano a trovare fra loro degli accordi giusti ed equilibrati, trasformando in consensuale un procedimento che era iniziato come giudiziale.

Sono separato/a, quanto devo attendere per divorziare?2018-12-17T09:45:18+02:00

Se la separazione è stata consensuale per richiedere il divorzio occorrerà attendere 6 mesi dall’udienza di comparizione di marito e moglie davanti al Tribunale, se invece la separazione è stata giudiziale si dovrà attendere un anno.

Che differenza c’è tra separazione e divorzio?2018-12-17T09:46:44+02:00

La separazione non scioglie il vincolo matrimoniale ma ne sospende solo alcuni effetti. E’ pensata per essere provvisoria, e cioè per durare fin tanto che la coppia non decide di riconciliarsi o di divorziare, mettendo così fine al matrimonio. Una coppia separata, quindi, è ancora sposata e marito e moglie, per definirsi “ex”, dovranno attendere il divorzio. Pertanto la cessazione del matrimonio passa attraverso due step, quello preliminare della separazione e quello definitivo del divorzio.

Non voglio più stare con mio marito/mia moglie. Da dove comincio?2018-12-17T09:50:38+02:00

Ogni matrimonio è diverso dagli altri e le variabili possibili sono tante. Parlando con chi è già passato per una crisi matrimoniale o navigando su internet, quindi, è molto difficile che tu possa trovare riposte corrette e precise alle tue domande. La posta in gioco è alta per cui la sola cosa giusta da fare è rivolgersi ad un professionista esperto che ascolti la tua specifica storia.

Quanto tempo ci vuole per divorziare?2018-12-17T09:49:38+02:00

Dipende da quanto è alta la conflittualità e da quante sono le questioni da affrontare (le coppie con figli o che hanno fatto investimenti comuni dovranno confrontarsi su più fronti rispetto ad altre). Inoltre il divorzio è sempre proceduto dalla separazione, che da sola non basta a mettere fine al matrimonio, ma sospende soltanto alcuni dei diritti e doveri coniugali. In certi casi, dunque, per porre fine al matrimonio potrà volerci poco più di un anno, in altri invece il procedimento di separazione e di divorzio possono richiedere alcuni anni.