Tutti sappiamo che dal matrimonio derivano dei diritti e dei doveri. Questi ultimi sono:
– il dovere di fedeltà,
– il dovere di prestarsi reciproca assistenza morale e materiale,
– il dovere di collaborare nell’interesse della famiglia e di contribuire ai suoi bisogni in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro.

La violazione di questi obblighi da parte di un coniuge, se l’altro decide di farle valere in Tribunale, può comportare delle conseguenze:
l’addebito della separazione e, nei casi più gravi, la richiesta di risarcimento del c.d. danno endofamiliare.

L’addebito della separazione comporta una sorta di “punizione” per il coniuge che violando i suoi doveri coniugali si è reso responsabile del fallimento del matrimonio e che consiste nella perdita dell’assegno di mantenimento che altrimenti gli sarebbe spettato e dei suoi diritti ereditari nei confronti dell’altro (che comunque perderebbe con lo scioglimento definitivo del vincolo coniugale che avviene con il divorzio).

Non sempre il concetto di fedeltà che prendiamo in considerazione nella vita di tutti i giorni, però, corrisponde a quello giuridico che, infatti, non è da intendere solo come astensione da relazioni extraconiugali ma consiste nel più ampio impegno a non tradire la reciproca fiducia e dedizione.

Pertanto può accadere che la separazione si addebitata anche a chi – pur non avendo consumato l’adulterio – ha coltivato con altri una relazione tale da dare luogo a plausibili sospetti di infedeltà e, quindi, da offendere la dignità dell’altro coniuge (Cassazione, Sez. I, sentenza 15557 del 2008).

Può però accadere anche il contrario:

sebbene l’infedeltà nella normalità dei casi costituisca una violazione particolarmente grave, la domanda di addebito del coniuge tradito va respinta se viene verificata, attraverso un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale dal momento che emerge la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale” (Cassazione, ordinanza n. 30496/21)

La legge, infatti, distingue le ipotesi in cui l’infedeltà sia causa della crisi familiare da quelle in cui invece ne sia l’effetto.

Se ti stai chiedendo se sia addebitabile al tuo coniuge la vostra separazione, o se sia addebitabile a te, contattami per una consulenza, anche da remoto.