La Convenzione dell’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale dei minori mira a tutelare il minore dalle conseguenze dell’illecito trasferimento o mancato rientro nel luogo ove egli svolge la sua vita quotidiana; si fonda dunque sul presupposto che la conservazione delle relazioni interpersonali che fanno parte del mondo del minore risponda al suo best interest. 

Tale principio, però, non è l’unico da considerare per una salvaguardia effettiva e specifica del bambino conteso fra genitori che si trovano in paesi diversi.

L’art. 13 della Convenzione, infatti, prevede che l’Autorità in alcune circostanze non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore. queste le più rilevanti:

  • se è dimostrato un fondato rischio per il minore di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, ai pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile;
  • se si accerta che è il minore (che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità) ad opporsi al suo rientro

Correttamente, dunque, il Tribunale ravvisa condizioni ostative al rientro del minore tutte le volte che accerta

  • che nello stato “di partenza” il minore non ha legami significativi, oppure
  • che il genitore richiedente non dimostra adeguata attitudine genitoriale.

Quest’ultimo punto è ben chiarito dalla sentenza Cassazione Civile, Sezione I, n. 16043 del 29.06.2015, che ha ritenuto integrato il grave risk di cui all’art. 13 in un caso in cui ha considerato:

l’età della minore, l’impossibilità, anche per la diversità delle lingue, di comunicare con il padre, la probabilità di esposizione a situazione di rischio dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico, a causa della pacifica dedizione del padre – in assenza di attestazioni circa un suo completo recupero da alcool e droghe, l’assenza, in caso di rientro della bambina negli USA, della madre, anche per ragioni di natura giuridica”. 

E’ importante, dunque, valutare attentamente quali circostanze sottoporre all’attenzione del Tribunale e riuscire a darne puntuale prova, anche perché la valutazioni dei giudici in merito al c.d. grave risk non possono essere contestate nel corso di un eventuale giudizio di appello.

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